Fondo archivistico di Oriana Fallaci conservato presso l'Archivio storico del Consiglio Regionale della Toscana e donato nel 2016 dall'erede Edoardo Perazzi.
Fondo archivistico di Oriana Fallaci conservato presso l'Archivio storico del Consiglio Regionale della Toscana e donato nel 2016 dall'erede Edoardo Perazzi.
Nell'immagine, si vedono inoltre copie del volume Il cuore in Toscana. Il Fondo Oriana Fallaci del Consiglio regionale della Toscana, Inventario archivistico e catalogo bibliografico a cura di Katia Ferri, Elena Michelagnoli e Monica Valentini, autrici dell'Inventario Margherita Cricchio e Agnese Lorenzini, Edizioni dell'Assemblea del Consiglio regionale della Toscana, 2023 (EdA n. 253).
Tutti i volumi della sala sono consultabili scrivendo a: archivio@consiglio.regione.toscana.it
Il ritratto di Oriana Fallaci realizzato nel 2006 da Elisabetta Rogai, esposto presso la sala dedicata alla scrittrice dell'Archivio storico del Consiglio Regionale della Toscana.
Sala Oriana Fallaci, Archivio storico del Consiglio Regionale della Toscana. Presso la Sala Oriana Fallaci, negli spazi del Consiglio Regionale della Toscana, sono consultabili i materiali e i documenti della scrittrice. Per la consultazione, scrivere a: archivio@consiglio.regione.toscana.it
La sala dedicata a Oriana Fallaci presso la Biblioteca della Toscana Pietro Leopoldo, dove dal 2016 sono conservati i materiali librari e la macchina da scrivere della scrittrice.
Macchina da scrivere Adler Junior 12, parte del fondo conservato presso la sala dedicata a Oriana Fallaci della Biblioteca della Toscana Pietro Leopoldo.
Oriana Fallaci sostenne in un articolo su L’Europeo che ad uccidere Pasolini non era stato solo Pino Pelosi; durante l’inchiesta si rifiutò di fare il nome delle persone che gli avevano confidato che l’assassinio non era opera solo di Pelosi.
Oriana Fallaci sostenne in un articolo su L’Europeo che ad uccidere Pasolini non era stato solo Pino Pelosi; durante l’inchiesta si rifiutò di fare il nome delle persone che gli avevano confidato che l’assassinio non era opera solo di Pelosi.